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COMUNICATO

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Mentre il sindaco di Maiori nega gli atti, anzi dice di non esserne in possesso,
il sindaco di Minori procede con i lavori preliminari al depuratore nel Demanio.

Il Comitato “Tuteliamo La Costiera Amalfitana” il 22 dicembre scorso reiterò la richiesta di accesso agli atti già inviata il 12 agosto e a cui il comune di Maiori non aveva mai risposto. La richiesta riguardava gli atti in possesso del comune di Maiori relativamente ai progetti del depuratore consortile, che dovrebbe  sorgere nel Demanio, e la Galleria Maiori-Minori; nello specifico, si chiedeva anche quali fossero i pareri rilasciati dagli enti sovra comunali anche per quanto riguarda l’alternativa al depuratore proposta dall’Ausino, condotta sottomarina, che avrebbe un impatto ambientale nullo e,come relazionato dai tecnici dell’Ausino, un risparmio del 50% sulle bollette dei cittadini.

La richiesta scaturiva anche dalle affermazioni del Sindaco di Maiori il quale, tra i suoi video elettorali, spiegava che la condotta aveva ricevuto pareri negativi

Ebbene, la risposta lascia basiti.

Praticamente nella risposta il Responsabile dell’area Lavori Pubblici invita a rivolgere la richiesta all’ufficio che detiene i dati, le informazioni o i documenti , individuando tali soggetti negli “Enti proponenti” e quindi, nei fatti, escludendo che essi possano essere depositati presso gli uffici del Comune.

Ciò dà adito a due ipotesi alternative, entrambe poco edificanti per i nostri amministratori:

  1. non sono in possesso dei documenti relativi a due progetti e quindi hanno deciso l’adesione ad essi senza una vera consapevolezza di ciò che stanno approvando e senza una reale contezza di quanto tali progetti potranno impattare, in maniera indelebile, sulla nostra città;
  2. più verosimilmente, vogliono ostacolare l’accesso alla documentazione da parte dei cittadini.

Il primo caso evidenzierebbe insipienza e insensatezza, il secondo caso arroganza e supponenza.

Valutando veritiera la seconda ipotesi, anche solo per salvaguardare la nostra salute mentale, percorreremo tutte le ulteriori strade che la normativa prevede per il rispetto dei diritti dei cittadini vessati e derisi da amministratori arroganti e supponenti.

Al contempo chiediamo al Sindaco se realmente presso il Comune non vi sia traccia di tale documentazione specie quella in cui, ad esempio,si prevede che l’arena del porto di Maiori sarà utilizzata come cantiere base nella costruzione del tunnel (Tav.T00CA00CANPL01A – Progetto di fattibilità tecnico-economica); oppure dove è prevista l’alternativa al depuratore consortile tramite condotta sottomarina, con minore impatto ambientale e con minori costi di realizzazione e manutenzione, e rispetto alla quale sono mesi che cerchiamo disperatamente gli ormai fantomatici pareri negativi citati più volte dal Sindaco, affermazioni mai suffragate da documenti ufficiali..

Il sospetto che si rafforza, sperando sempre di sbagliarci, è quello di una volontà cieca di portare avanti progetti calati dall’alto per ben altri scopi rispetto all’interesse pubblico che verrebbe altresì devastato se queste opere fossero portate a compimento. E per far ciò, questi signori si permettono anche di sbeffeggiare i cittadini che chiedono spiegazioni.

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IL COVID PASSERA’ , I DISASTRI AMBIENTALI RESTERANNO. di Michielangelo Russo – Cronache di Salerno

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l Covid passerà ma i disastri ambientali resteranno La peste nera, il colera, la febbre spagnola, le guerre mondiali, i nazisti, i dittatori. Le tragedie dell’umanità hanno una vita limitata, anche se devastante. Le devastazioni dell’ambiente non atterriscono, di norma, come le calamità da incubo che arrivano all’improvviso.

Ma hanno vita lunga, talmente lunga da apparire, spesso, come irreversibili. Ambiente come natura, e ambiente come patrimonio storico ed artistico.

Così il Covid, che tormenta la nostra Costiera Amalfitana, passerà. Ma lo scempio che si sta per fare tra Maiori e Minori, con il buco sotto il Castello Mezzacapo per risparmiare agli automobilisti trentotto secondi di viaggio, resterà per sempre. E dovremo maledire non un invisibile virus, ma ben precise responsabilità umane. Vediamo perché: l’idea di questo tunnel come abbiamo già scritto, sorge nel febbraio del 2018, quando la Regione annunzia la felice notizia della capacità di spesa di 1, 3 miliardi per le strade.

Nel piatto ricco ci si ficca l’Anas, che convoca a novembre 2019 la conferenza dei servizi degli enti territoriali interessati a cui consegna un suo progetto di fattibilità della galleria di 400 metri sotto il Castello Mezzacapo per l’importo di 18 milioni di euro. Il progetto corre con velocità incredibile, tanto che a inizio estate 2020, pur con il timore di un ritorno del Covid, il Consiglio Regionale della Campania fa la bella pensata di approvare con somma rapidità la variante al Piano Urbanistico Territoriale che consentirà lo scempio del buco tra Maiori e Minori, sottraendo così 18 milioni di euro alla prevenzione sanitaria della seconda ondata dell’epidemia. Né vale dire che quei soldi erano già destinati a diversi capitoli di spese per cui non si potevano stornare. Sono fesserie!
Quando arriva la tragedia, i vincoli di bilancio possono benissimo saltare per gravi emergenze. È questione di volontà politica, che il popolo avrebbe condiviso. Perché con quei soldi si potevano attrezzare i locali vuoti in Costiera, per alloggiare le degenze Covid, i contagiati in quarantena, le ambulanze, le postazioni per i tamponi, e via dicendo!

Sbaglio, o il Sindaco Andrea Reale (che è uno dei sostenitori attivi del tunnel) è il responsabile regionale per la salute per la zona della Costiera? Una sua voce autorevole avrebbe, forse, oggi, contribuito ad alleviare i disagi della già difficile condizione delle strutture sanitarie dei paesi della Costa. Per di più, notoriamente la Costiera beneficia (si fa per dire) di strutture in abbandono che una provvidenziale somma di 18 milioni di euro poteva rivitalizzare. C’è l’Ospedale di Pogerola, abbandonato da decenni. C’è il Palazzo ad Amalfi di proprietà dell’Asl di Nocera.

Contenitori che, in emergenza, potevano dare una mano. E invece i 18 milioni di euro stanno fermi là, in attesa di sventrare pericolosamente la montagna, rovinandone il delicato equilibrio geologico. E questo mentre invece uno studio del compianto Ingegnere Ernesto Ricciardi, in possesso degli enti interessati, prevedeva l’utile allargamento della strada con una spesa di poche centinaia di migliaia di euro! Ma a chi giova lo spreco di denaro pubblico? Qual è la logica delle opere inutili? Cito ancora una volta l’esperienza mia e dei P.M. miei colleghi Salernitani Vito De Nicola e Luigi D’Alessio al tempo di Tangentopoli.

C’eravamo accorti che gli studi di progettazioni di grossi ingegneri notoriamente vicini a partiti politici di governo usavano regalare, proprio così, donare i loro progetti esecutivi di opere pubbliche a parecchi enti territoriali. Era un regalo da centinaia di migliaia di euro, perché i progetti esecutivi costano un botto (nella realtà quei progetti erano falsamente esecutivi, perché nessuno è così fesso da fare regali simili).

Quando chiedemmo al più famoso imputato tra quegli ingegneri salernitani, purtroppo morto dopo qualche anno ancora giovane (era legato al Partito Socialista ma c’erano anche tecnici della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista) il perché di strana prassi, ne ricevemmo una risposta sconcertante. Cari giudici, disse l’ingegnere, ma veramente credete che gli apparati burocratici e tecnici, soprattutto dei piccoli comuni, siano in grado di immaginare e progettare  opere pubbliche? Il sistema della donazione, della fornitura gratuita, in apparenza di un progetto, non è altro che uno stimolo economico per mettere in moto risorse di spesa che l’economia delle grandi imprese della filiera del cemento impone ai politici, pena la sottrazione del consenso elettorale che gli hanno dato.

E’ così che nascono i lavori: non è la gente che li chiede, ma spesso è una singola impresa, attiva nel settore delle strade o delle cave, che, gestendo o mirando a gestire il territorio in condizione di monopolio del suo settore, formula a essa stessa le idee progettuali. Noi progettisti ufficiali siamo solo i loro messaggeri. Devo dire che questo brillantissimo ingegnere, che pagò i suoi errori con qualche mese di carcere e una condanna definitiva in Cassazione, era sinceramente stupito di fronte alle nostre giuste perplessità sulla legittimità di quel modo di operare. Per lui le ragioni dell’economia erano un bene supremo affidato alle cure della politica, che aveva il preciso dovere di dare sfogo alle pressioni imprenditoriali, giuste o folli che fossero. L’opera, anche se non serviva a niente, era essenziale a far girare il volano del rapporto perverso fra politico e impresa che non doveva interrompersi a nessun costo. Tangentopoli portò all’eccesso il meccanismo, che esplose quando l’inverosimiglianza della proliferazione dei progetti inutili raggiunse i vertici della comicità. Pur se in situazioni diverse, devo dire che la proliferazione di progetti di buchi in Costiera che la Regione Campania sta consentendo inizia a generarmi una serie di risate che diventano sempre più incontenibili. Le hanno sentite quelli di Green Peace, che mi hanno invitato al prossimo corso del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati sul diritto dell’ambiente. Tema del mio intervento: le opere inutili.
A presto!
Michelangelo Russo ( Cronache di Salerno del 05.11.2020)

CronacheSalerno05112020

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QUALE COSTIERA? – COMUNICATO STAMPA

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La Costiera Amalfitana, iscritta nella World Heritage List dell’UNESCO (WHL) dal 1997, nella categoria Cultural Landscape, costituisce un Paesaggio Culturale tipico del Mediterraneo che rischia di essere irrimediabilmente compromesso dall’uomo attraverso incuria, dissesto idrogeologico, opere inutili, dannose e parcellizzate, sovraffollamento, traffico e uso insostenibile della SS163,  speculazione edilizia,  incendi.

È avvertita con sempre maggiore evidenza la necessità di avviare una fase di discussione, approfondimento e studio sul tema di fondo “Quale Costiera?“.

La sintesi e l’essenza di Costiera è nella definizione e classificazione che ne fa l’UNESCO World Heritage Center, “un mirabile esempio di paesaggio antropizzato mediterraneo, di eccezionale valore scenico naturale e culturale, risultato della sua drammatica orografia e dell’evoluzione storica”.

Il Comitato Tuteliamo la Costiera amalfitana ha inviato una lettera aperta alle Istituzioni locali e regionali per evidenziare come sia necessario e indifferibile che la classe politica locale, sollecitata anche dai cittadini, si possa rendere protagonista di un Green New Deal per la Costiera amalfitana al fine di promuovere un nuovo e condiviso modello sociale ed economico, nella comune consapevolezza che la tutela della bellezza paesaggistica e ambientale rappresenta la strada maestra su cui fondare lo sviluppo sostenibile del territorio.

Lettera aperta: https://tuteliamolacostieraamalfitana.it/qualecostiera

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