La “Via degli Eremiti”: una denominazione da recuperare, una memoria da custodire

271

Written by:

Condividi

L’11 giugno 2026 ci ha lasciati Gioacchino Di Martino. Il nostro Comitato, che ha contribuito a fondare, non ha perso soltanto un ambientalista e uno studioso. Ha perso un compagno di strada, nel senso più vero dell’espressione: qualcuno con cui quei sentieri li abbiamo percorsi, discussi e immaginati diversi da come l’abbandono li aveva ridotti. Ci mancano la sua voce e la pazienza con cui, passo dopo passo, sapeva far vedere in un sentiero la storia di chi lo aveva tracciato.

Quattro giorni dopo, il 15 giugno, abbiamo chiesto al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale di Maiori di riconoscere ufficialmente la denominazione “Via degli Eremiti” e di dedicare il sentiero alla sua memoria. Non è stato un gesto di circostanza, dettato dall’emozione del momento. È stata la scelta di restituire a Gioacchino ciò che lui stesso aveva cercato di dare al territorio: un nome, una storia e un futuro per un cammino dimenticato.

Il percorso parte dalla Valle del Demanio e, attraverso Santa Maria de Olearia, Capodorso e Montepiano, raggiunge Erchie. Le ricerche svolte, successivamente, hanno confermato, e in alcuni punti rafforzato, le ragioni di quella richiesta. Le raccontiamo qui, perché riteniamo che il Comune debba conoscerle prima di decidere.

Un nome che aveva scelto lui

Il sentiero è antico; il nome, no. E non abbiamo mai voluto far credere il contrario.

È lo stesso Gioacchino a dirlo, nell’articolo «Camminando… la Valle del Demanio» del 20 aprile 2021, quando scrive di aver «sempre pensato» che quel percorso dovesse chiamarsi “Via degli eremiti”. Non un toponimo medievale ritrovato negli archivi, dunque, ma un nome scelto con consapevolezza, frutto di anni di studio e di cammino.

In quel «sempre pensato» c’è tutto il suo modo di lavorare: un’idea custodita a lungo, verificata sul terreno un passo dopo l’altro, prima di essere detta ad alta voce.

Un mese dopo, il 28 maggio 2021, tornando sullo stesso tema, parla della “cosiddetta” Via degli Eremiti. È il segno che quel nome, almeno tra chi frequentava quei sentieri, aveva già cominciato a vivere di vita propria.

Perché “eremiti”

Gioacchino spiegava la sua scelta con l’importanza che l’area ai piedi del Monte Falerzio ebbe nell’alto Medioevo per il monachesimo di rito bizantino e poi benedettino, con al centro la Badia di Santa Maria de Olearia.

La storia gli dà ragione. Tra il 987 e il 1029 l’arcivescovo di Amalfi Leone concesse a un eremita, Pietro, che viveva con il nipote Giovanni, di costruire in quel luogo una chiesa. Attorno a loro, attratti dalla fama di santità di Giovanni, si raccolsero altri eremiti. Nel 1088 il monastero passò alla Badia della Santissima Trinità di Cava.

Quella memoria sopravvive ancora nei nomi dei luoghi. Il sentiero attraversa la località detta “int’ laura”: nel monachesimo orientale la laura era proprio una comunità di eremiti, raccolti in celle separate. Negli anfratti di Montepiano restano strutture murarie e tracce di affreschi che rimandano alla sottostante Santa Maria de Olearia.

“Via degli Eremiti” non è dunque un nome suggestivo inventato per i turisti. È una chiave di lettura del territorio: un invito a riconoscere, in quei luoghi di silenzio, la traccia di chi li ha abitati per secoli.

Un progetto rimasto incompiuto

L’impegno di Gioacchino per questi percorsi non nasce nel 2021, e non è mai stato un impegno solitario.

Nell’aprile 2012 il Comune di Maiori, con il consigliere delegato alla cultura Mario Piscopo, fece propria l’iniziativa “Passeggi Segreti”. Tra le prime uscite, il 29 aprile, c’era quella a “Montepiano e Santa Maria de Olearia”, e a presentarla a Palazzo Mezzacapo c’era anche Gioacchino, allora rappresentante del WWF Costa d’Amalfi. Il programma 2014/2015, “Per antiche vie”, fu organizzato su sua idea dallo stesso Comune insieme a La Feluca, Amici di Maiori e al Centro di Cultura e Storia Amalfitana: il 4 ottobre 2014 si salì a Montepiano e Santa Maria Olearia, il 4 aprile 2015 fu lui stesso a guidare l’escursione sul Monte Falerzio.

Nel 2017 sembrò arrivato il momento del passo decisivo. Secondo quanto riferito da Gioacchino, Comune, Centro di Cultura e Storia Amalfitana e CAI di Cava de’ Tirreni prepararono una bozza di protocollo per segnalare il sentiero e aprirlo al pubblico, sulla base della legge regionale sulla sentieristica approvata quell’anno. In agosto lui, il presidente del CAI di Cava Alfonso Ferrara e un funzionario comunale percorsero insieme il tracciato.

Quel protocollo non fu mai firmato. Gioacchino non smise per questo di crederci: quattro anni dopo tornava a scrivere di quel sentiero e a denunciarne l’abbandono, con la tenacia di sempre. È questo il progetto che Gioacchino ci ha lasciato incompiuto, ed è questo il progetto che oggi chiediamo al Comune di riprendere.

Gli strumenti per farlo ci sono. La legge regionale n. 2 del 2017, dichiarata in parte incostituzionale nel 2018, è stata sostituita dalla legge regionale n. 14 del 2020, che persegue gli stessi obiettivi di recupero di sentieri e mulattiere.

Fino agli studi di Rai 3

Venerdì 26 gennaio 2018 la trasmissione Geo di Rai 3 dedicò un servizio ai sentieri meno conosciuti della Costiera. Tra i tre percorsi scelti c’era la Via degli Eremiti, da Erchie a Maiori, accanto al Cammino delle Viti di Tramonti e al Sentiero dei Limoni. Tutti facevano parte di Passeggi Segreti e in studio, accanto a Sveva Sagramola, c’era Gioacchino, come vicepresidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.

Quel nome era dunque già pubblico almeno dal gennaio 2018, e arrivò in televisione insieme a lui. È probabile che circolasse già l’anno prima, durante il lavoro sul protocollo: per averne la prova servono la bozza e gli eventuali atti comunali, che il Comitato chiederà di consultare.

Quale tracciato

Le fonti non descrivono sempre lo stesso percorso. Nel 2018 la Via degli Eremiti è indicata da Erchie a Maiori. Nell’aprile 2021 Gioacchino la fa partire dalla Valle del Demanio e la conduce, per Vallone Ponticchio, Pietre Bianche, il pianoro di S. Maria, la pineta sopra Santa Maria Olearia, Capodorso e Montepiano, fino al Vallone di S. Nicola a Erchie e, volendo, a Cetara. Nel maggio 2021 la fa iniziare dalla pineta sopra Santa Maria. Come riferimento indicava i sentieri CAI 305 e 305a; nella numerazione attuale il tratto da Maiori a Erchie per Capo d’Orso è il CAI 304.

Non sono contraddizioni. È una rete di percorsi antichi, percorribile da accessi diversi, alla quale Gioacchino cercava di restituire un’identità unica. Per questo chiediamo che il riconoscimento sia preceduto da una ricognizione cartografica condivisa con il Comune e con il CAI.

Via degli Eremiti e Sentiero dei Monaci: due nomi, una sola storia

Il tratto tra Maiori, Capo d’Orso ed Erchie è oggi conosciuto anche come Sentiero dei Monaci: è il CAI 304, e così lo indica lo stesso CAI nei suoi programmi.

Il 28 dicembre 2024 l’associazione Hiking the Amalfi Coast lo ha inaugurato dopo averlo ripulito e reso di nuovo percorribile, con il sostegno del Comune di Maiori e in collaborazione con il CAI per la segnaletica. Tra le tappe c’è la Grotta di Montepiano.

Recentemente, dopo l’ennesimo devastante incendio sui versanti di Capo d’Orso, i volontari hanno percorso il sentiero con l’amministrazione comunale e il Consigliere comunale delegato alla sentieristica Francesco Savastano per valutare i danni. A loro va riconosciuto il merito di aver riaperto e curato questo tratto.

Non si tratta di scegliere tra due nomi. Si tratta di riconoscere che entrambi raccontano la stessa storia: quella di un territorio che per secoli ha accolto eremiti e monaci, e che oggi chiede di essere conosciuto prima ancora che percorso. La nostra proposta è semplice: “Via degli Eremiti” come nome dell’itinerario completo, dalla Valle del Demanio a Erchie; “Sentiero dei Monaci” per la tratta CAI 304, che ne è il cuore. L’incendio di queste settimane ci ricorda, ancora una volta, che un sentiero curato e frequentato è anche un presidio del territorio.

Cosa chiediamo al Comune di Maiori

Per queste ragioni il Comitato rinnova al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio comunale la richiesta del 15 giugno, precisandola alla luce di quanto emerso. È questo il momento di farlo: il progetto è ancora aperto, e la memoria di chi lo ha tracciato è ancora viva nella comunità.

Chiediamo di:

  1. riconoscere “Via degli Eremiti” come nome dell’itinerario, dopo una ricognizione cartografica condivisa con il CAI;
  2. dedicarlo alla memoria di Gioacchino Di Martino con la dicitura “Via degli Eremiti – Sentiero dedicato alla memoria di Gioacchino Di Martino”. La legge n. 1188 del 1927 consente di intitolare luoghi pubblici a persone scomparse da meno di dieci anni solo con una deroga del Prefetto, per particolari benemerenze: chiediamo che il Comune la richieda insieme alla delibera;
  3. coinvolgere l’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari, competente per i sentieri nelle aree protette;
  4. installare pannelli che raccontino la storia del percorso e il contributo di Gioacchino alla sua riscoperta;
  5. inserire l’itinerario nei programmi comunali di promozione culturale ed escursionistica, riprendendo il filo di Passeggi Segreti.

Riprendere il cammino da dove lui lo ha lasciato

Il legame tra Gioacchino e questo sentiero non è simbolico. Lo ha studiato e percorso, lo ha fatto conoscere a cittadini e visitatori, ha cercato di recuperarlo insieme al Comune e al CAI, lo ha portato fino agli studi della Rai. Nel 2021, quando i sentieri di Maiori erano ormai quasi impraticabili per l’abbandono e gli incendi, chiese che il recupero dell’intera rete cominciasse proprio da lì.

Ripeteva che la conoscenza del territorio è il «presupposto indispensabile» di comportamenti più consapevoli. Lo pensava della Costiera intera, e lo ha dimostrato con il suo lavoro, un’escursione dopo l’altra.

Dedicargli la Via degli Eremiti non significa soltanto collocare il suo nome su un cartello. Significa riprendere il cammino esattamente da dove lui lo ha lasciato: identificare il percorso, raccontarne la storia, renderlo di nuovo accessibile e consegnarlo a chi verrà dopo di noi.

Ci piace pensare che un giorno qualcuno, salendo dalla pineta di Santa Maria verso le rupi di Capodorso, leggerà quel nome su un pannello e si fermerà un momento a guardare il mare. In quel momento, senza saperlo, starà facendo esattamente ciò che Gioacchino ha cercato di insegnarci per anni: conoscere questi luoghi, per imparare a rispettarli.

Gioacchino non ha avuto il tempo di vederlo realizzato. Noi possiamo ancora farlo, insieme al Comune di Maiori: sarebbe il modo più semplice, e più giusto, di ricordarlo.

4 ottobre 2026

Comitato “Tuteliamo la Costiera Amalfitana”
Il presidente Gaetano Cantalupo

Fonti

Last modified: 5 Ottobre 2026

Comments are closed.

Follow by Email
Share
WhatsApp